Ancora un grande omaggio a Johann Sebastian Bach. Ad un anno di distanza dalla tre giorni dedicata al grande compositore tedesco che nel marzo del 2012 portò a Firenze personaggi della musica classica internazionale tra cui Ramin Bahrami, Vinicio Capossela, Natalia Gutman, Andreas Glöckner, Piero Rattalino, Riccardo Chailly, ancora un grande evento dedicato al compositore.

Il 24 marzo 2013, domenica delle Palme, domenica che precede Pasqua si tenuto nella Basilica di Santa Croce una serata dedicata all’incontro tra la razionalità di Sebastian Bach e la fede.

Il maestro Mario Ruffini ha diretto l’orchestra da camera JSB, Collegium Musicum Italiae nell’esecuzione de “L’arte della fuga“. Una nuova versione per orchestra d’archi di 14 elementi a cui si è aggiunto un coro di voci miste diretto da Federico Bardazzi.
“L’arte della fuga” è il capolavoro incompiuto del grande compositore che chiese in punto di morte al figlio Carl Philipp Emanuel di completarlo con il corale “Von deinen Thron tret ich hiermit” (Davanti al tuo trono mi presento) scritto da suo padre trent’anni prima.
Il maestro spiega che cosa è L’Arte della fuga ricordando che negli ultimi dieci anni della sua vita, Bach si astrasse progressivamente dalla musica di consumo dedicandosi a composizioni sempre più complesse nelle quali la speculazione razionale tocca limiti insuperati. Nel caso dell’Arte della fuga, partendo da un tema di perfetta struttura classica, sviluppa una serie di contrappunti via via più complessi. Un esercizio della ragione che tocca i vertici delle umane capacità.
Con queste parole il maestro Mario Ruffini spiega cosa è l’Arte della fuga: “ è la preghiera più alta forse mai espressa da mente umana, composta da un instancabile cercatore di Dio: mentre Bach pregava sopraggiunse il suo momento supremo. Nella musica di Bach non c’è timore di Dio, poiché c’è totale partecipazione alle cose divine. Bach è in perfetta armonia con Dio. Per tutta la vita Bach compone fughe, e il suo magistero musicale può racchiudersi nell’idea di fuga. Nessun’altra forma gli era altrettanto congeniale. Una forma che, nell’organizzazione e nell’opposizione di soggetto e controsoggetto, nonché nel fluire delle forme retto, retrogrado, inverso e retrogrado inverso, è la sublimazione teologica dello specchio, cioè dell’idea di Dio. La fuga con Bach è un pensiero che ricorrendo da voce a voce, via via si sublima e s’innalza fino a Dio, e si appaga. È un pensiero della ragione che diventa omaggio alla fede. È un pensiero che si fa verbo e che, allontanandosi dalla materia, si fa spirito: una musica che aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”.